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Tra le foglie d'ulivo
che il maestrale strappa
ai rami più alti
cerco il segno che mi dicesti
una sera di luglio,
quando l'aria sapeva di salmastro
e di ginestre.
Era forse quel gesto della mano
che scacciava le ombre dalle gote,
o il modo di socchiudere gli occhi
contro il sole...
so che da quel momento
il tempo si fermò sulla breccia
del vialetto,
rugginosa grata che stride
nella quiete.
Resto qui ad aspettare
che torni quel miracolo semplice,
la barca che ondeggia sull'approdo,
la voce che si perde
tra i richiami dei gabbiani
quando il libeccio
porta altre nuvole
cariche di pioggia.
Sei la pausa tra due onde ,
una parola detta a mezza voce,
un sorriso che spacca l'arsura
la linea informe di un'estate
senza fine
che indugia fra le crepe
di una stanza,
che - nell'ombra - tace.
Eppure,
nel silenzio che mi lasci in dono,
fiorisce una rosa
senza stelo né spine
solo il profumo che resta nell’aria
quando tutto si spegne.
T'amo così,
come si ama la pioggia
che non cade,
lo spazio segreto
fra le insolute stele.
Ritroverò il riflesso dei tuoi occhi
nella moritura foglia.
Thea Matera ©